In questo periodo ci stanno intervistando in tanti e questa è una delle domande ricorrenti:

Ma come fate a rientrare nei costi ed offrire un servizio di qualità così elevata?

Si potrebbe rispondere con una precisa analisi economica della nostra attività imprenditoriale, bilanci alla mano, sfogliare i numeri e spiegare perché gli utili crescono e la gestione si ottimizza in equilibrio con le capitalizzazioni, magari descrivendo nel dettaglio le nostre scelte di comunicazione e marketing e il tempo che dedichiamo quotidianamente allo studio e alla formazione.
Si potrebbe rispondere parlando della nostra specializzazione come Facilitatori e Aggregatori e delle ripercussioni positive immediate sul territorio e sul Ben Essere delle persone.
Si potrebbe, certo, ma noi preferiamo sorridere e rispondere:
Lavoriamo con il cuore, senza sconti, se c’è da dare il massimo noi diamo anche di più.
Questo è il momento storico della generosità e della passione, della buona volontà e della pazienza.

Ne parlavo proprio in settimana con la direttrice di una piccola filiale del Banco di Sardegna: se si rincorre il profitto, calpestando l’etica, si è destinati a fallire.
E con lei riflettevo su un dato di fatto che salta agli occhi: il comparto agricolo è il settore primario, il più completo fra i settori produttivi (un imprenditore agricolo deve essere oltre che un eccellente coltivatore, un economista, un esperto in comunicazione e marketing, insomma una figura poliedrica che conosca e padroneggi più discipline) eppure quello dalle norme meno aggiornate.
I piani di sviluppo spesso sono impraticabili proprio perché non si avvicinano alla realtà gestionale di un’impresa agricola, forse perché vengono redatti da funzionari tecnici che lavorano nei loro uffici privati del consiglio di operatori nel settore.
O forse perché puntano allo sviluppo, appunto, invece che alla creazione di un welfare rurale per tutte quelle attività produttive già esistenti e che dimostrano di avere buone carte in mano e una spiccata attitudine alla giocata fortunata.

Stiamo cercando di renderci disponibili per la creazione di tavoli di concertazione con i vari enti locali, ci auguriamo che il Gal risponda, altrimenti ci toccherà creare un presente praticabile che fiorisca in futuro sostenibile lavorando con il cuore insieme a quegli amministratori e funzionari che capiscono l’urgenza della valorizzazione piuttosto che il finanziamento di nuovi castelli di sabbia che sull’immediato sembrano grandi opere, ma al primo Vento lasciano solo un mucchietto di detriti. E qualora questi funzionari e amministratori dovessero essere svizzeri o tedeschi, di certo non ci tireremo indietro, magari dispiaciuti per la mancata collaborazione con i vari enti locali, ma noi ci stiamo impegnando in prima persona per dare un presente che sia anche futuro a questa nostra isola speciale che è Patrimonio dell’umanità tutta e che ha bisogno di azioni concrete ora.

Lavorare con il cuore non significa fare solo le cose che ci piacciono, anzi: agire nel momento giusto e facendo quello che va fatto, anche se sembra impossibile. Per questo serve il cuore: per trovare forza e coraggio di arrivare alla meta, che potrebbe essere un nuovo punto di partenza per chi arriva dopo di noi che ha tutto il diritto di trovare meglio di oggi.

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