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C’era una volta una strada fra gli ulivi: collegava il tunnel-serra al magazzino e questi alla zona rosmarino.
Poi l’alluvione e ora ale gocciolanti, sterpaglie non meglio identificate (da dove arrivano?) e raccordi occupano quello che è rimasto di quella viabilità aziendale che avevamo progettato e realizzato per rendere Il Paese del Vento accessibile e allegramente passeggiabile da tutti i nostri ospiti.

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C’era una volta un uliveto libero di essere uliveto: carico carico, aveva iniziato ad offrire i suoi frutti anche quest’anno, come potete vedere qui: il cane Bruno dirige i lavori. Poi l’alluvione e ora i rami vuoti osservano straniti il fango e le pietre e la distesa di olive che quest’anno non si trasformeranno in olio.

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Abbiamo deciso che una buona reazione a questa alluvione è continuare a fare quello che abbiamo fatto finora, ma con una differenza: lo faremo ancora di più, con maggiore convinzione e con una dose massiccia di buona volontà.

Gli eventi di questo tipo ci portano una tempesta di riflessioni e idee e alcune sono belline belline da condividere. Ad esempio:

1)le amministrazioni comunali colpite dall’alluvione potrebbero decidere di rompere il patto di stabilità e gestire quest’emergenza spezzando i legami con un passato amministrativo a dir poco fallimentare

2)gli istituti di credito potrebbero concedere una bella moratoria a quelle aziende e attività produttive sane che contribuiscono concretamente al tessuto economico locale ma che hanno ancora qualche decennio di mutui da pagare

3)i politici che vogliono dimostrare di voler fare politica e non essere all’allegra ricerca di una poltrona comoda pagata da noi contribuenti potrebbero adottare ognuno una delle aziende e attività produttive suddette e alleggerirle dal peso di gabelle fiscali, interessi passivi ed eventuali altri esborsi obbligatori e quanto meno fuori luogo in questo momento

4)i privati cittadini che hanno la fortuna di aver avuto fortuna potrebbero decidere di condividere questa fortuna con chi ne ha avuta meno e dare un sostegno anche finanziario a quelle microrealtà che pur operando bene non hanno accesso a finanziamenti pubblici e comunitari

5)tutti noi possiamo scegliere di sostenere le realtà locali in modo che il tessuto economico non si disfi come un vecchio maglione tarlato: ogni pasto, per quanto possa sembrare irrisorio, può trasformarsi in gesto sociale quando composto da prodotti locali.

Sono proprio le cose piccole piccole a salvarci in questi casi ché se aspettiamo le cose grandi, dall’alto, ci arriva solo un muntone di acqua!

Gli eventi di questo tipo, poi, ci fanno anche arrabbiare parecchio, come molti di voi hanno letto su facebook il giorno dell’alluvione:

“Sono incazzata nera!Tutti che si disperano ORA! E l’Italia ci ha abbandonati e nessuno fa niente per noi poveri sardi e… noi sardi cosa facciamo per noi?Dove sono tutti quando ogni giorno proviamo a denunciare lo stato delle campagne: l’abbandono di spazzatura e le costruzioni abusive sono solo un modo di essere della cittadinanza che non custodisce il suo bene comune e quindi non vigila su chi dovrebbe custodire.E quando proviamo a fare qualcosa ogni santo giorno molti ci guardano con sospetto e ci dicono che siamo esagerati.E ora si piange gridando l’abbandono.Questi morti li hano uccisi tutti quei sardi che invece di amare la loro terra pensano a vivere comodi e pieni di compromessi!Tutti quei sardi che vogliono che i problemi vengano risolti dall’alto e rimangono asserviti ad amministratori incapaci e disonesti.”

Uno dei nostri modi preferiti di reagire alla rabbia è usare l’energia che sviluppa come biocarburante perché serve molta molta forza per risolvere i problemi creati dalla disonestà e dalla stupidità.

E quindi la consueta alluvione di idee belline belline da condividere! Eccone alcune:

1)quando decidi di costruire casa per te e per la tua famiglia fai in modo di scegliere una zona nella quale costruire non coincida con pericolo e disastro in caso di forte pioggia

2)”Eh ma là che il terreno è di famiglia e non me ne posso permettere altri e quindi il Comune deve darmi l’autorizzazione a costruire!”, non lo stai facendo nel modo giusto: non è questione di autorizzazioni. Pensala così: vuoi davvero prenderti la responsabilità di far vivere i tuoi figli in pericolo? Non ci credo, ajò!

3)quando fate le gare d’appalto, oltre al risparmio in termini di euri, perché non mettete in evidenza la voce Prevenzione e Tutela ambientale? Forse non vi siete fatti bene bene i conti degli euri che si risparmierebbero, fateli! E nel frattempo cercate di mettervi in testa che la terra, l’acqua e il cielo non sono né vostri né nostri e li dobbiamo lasciare integri a chi verrà dopo che a sua volta dovrà fare lo stesso.

4)quando vediamo materassi, frigoriferi, masserizie accatastate in cunette, alvei fluviali o argini oltre ad operarci per toglierli da lì (ad esempio rivolgendoci alla più vicina isola ecologica) potremmo iniziare a sentirci derubati e decidere di custodire meglio il nostro tesoro: il territorio! E se dovessimo renderci conto che la vicina isola ecologica non si adopera per risolvere quanto prima la questione, sentiamoci liberi di denunciare alle autorità competenti. E puta caso che queste autorità competenti non competano, uniamoci ad altre persone che come noi si sentono defraudate e richiediamo i danni alla Regione e allo Stato. Sennò a che serve far parte di una comunità sociale?

5)politici e territorio: che vengano eletti solo politici con la certificazione universale di qualità! Così come noi  seguiamo le direttive comunitarie, nazionali e regionali che regolamentano la coltivazioni di frutta e verdura e siamo soggetti a severi controlli a riguardo, anche i politici devono dotarsi di un patentino verde che dimostri che mai nella loro vita hanno arrecato danno all’ambiente e mai si sono prestati a compromessi le cui conseguenze sono crolli di ponti e di case dopo una forte pioggia e cosa ancora più importante: che abbiano accesso alla carriera politica solo ed esclusivamente quelle persone che non sfruttano le risorse ambientali in nessun modo, nella scelta degli abiti che indossano, del cibo sui loro piatti, degli hobby, della loro vita quotidiana. La politica non deve essere comoda. La politica è una roba seria.

Ah, mi dicono dalla regia che alcune di queste idee sembrano impraticabili. Per ora, forse, possono sembrarlo, ma… e se iniziassimo a darci una mossa tutti quanti e tutti tutti i giorni?

Rimango incazzata, molto, perché i bambini non dovrebbero mai pagare per le mancanze degli adulti e perché a rimetterci, di questi tempi, sono sempre gli onesti.

Essere così incazzata, però, non m’impedisce di amare questa terra maltrattata, anzi mi fa venire voglia di impegnarmi ancora di più!