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Venerdì fra una consegna e l’altra siamo andati ad allestire la nostra postazione in fiera: in occasione del Terzo Festival della Sardegna Olistica organizzato  dall’Associazione Scirarindi.

Partecipiamo al Festival dal primo anno, al Molo Ichnusa e questa edizione è stata travagliata nella sua organizzazione iniziale: ci hanno comunicato il programma del Festival solo 4 giorni prima dell’inizio dei giochi e per noi che eravamo – e siamo! – alle prese con il post alluvione è stato difficile condividere e invitare tutti i contatti alla partecipazione attiva. Una volta arrivati in fiera abbiamo scoperto che il Festival di Scirarindi si è “svegliato” e ha indossato nuove vesti più formali e simili alle fiere campionarie che non siamo avvezzi a frequentare come espositori.

Queste sono alcune delle cose che ci hanno ricordato una fiera campionaria qualunque:

  • la quota partecipativa di 275€ per le aziende non associate si avvicina pericolosamente a diventare insostenibile per le piccole realtà che si occupano di BenEssere sociale ed economia solidale, soprattutto dopo i disastri lasciati dall’ultima alluvione
  • richiedere 25€ per un tavolo e due sedie in questo momento non è sembrata una scelta “in sintonia con una visione del mondo armonico” perché gli espositori come noi che non si sono trovati nella condizione di poter trasportare banchi, banchetti e seggiolini l’hanno dovuto fare sabato mattina al volo dopo aver notato che il tavolo affittato per 25€ non avrebbe potuto ospitare noi e la dimostrazione di modellazione 3D dell’artista Nura Crea (e poi non ci piaceva l’idea di far portare le sedie ai nostri due collaboratori e fare i turni per sedersi nei due lunghi giorni in fiera non ci sembrava sostenibile)
  • il programma di un evento così ricco di seminari, laboratori e dimostrazioni pratiche avrebbe avuto bisogno di una divulgazione accurata per raccogliere il maggior numero di persone interessate e sensibili ai temi trattati: ci sono messaggi che ora più che mai è necessario condividere e quando si mettono troppe spezie insieme si rischia di stordirsi e perdere la genuinità dei singoli sapori
  • il biglietto d’ingresso di 5€ si commenta quasi da solo: perché non si è optato per un’offerta libera, in base alle possibilità di ciascuno?

Le donne che hanno avuto la bellissima idea di far nascere Scirarindi, Cristina e Giovannella, “entrambe da sempre interessate alla ricerca spirituale e allo sviluppo personale, alla macrobiotica e ad uno stile di vita sostenibile, si rendono presto conto della difficoltà di reperimento e accessibilità all’informazione in Sardegna, e dell’esistenza di realtà sommerse la cui promozione e diffusione avviene in genere grazie al passa parola, alla buona volontà di un amico che sa muoversi su internet, al volantino lasciato sul banco di un negozio.”, come si legge sul sito di Scirarindi, hanno messo a disposizione la loro passione e le loro conoscenze per promuovere e sostenere, ma quest’anno il Festival ha avuto un taglio più economico e meno solidale nei confronti di quei progetti che non hanno un taglio commerciale.

Nella sala del nostro padiglione, dedicato all’Ecoturismo si è creato un meraviglioso clima familiare fra gli espositori: ci siamo dati una mano l’un l’altro, abbiamo condiviso il cibo e le sedie e le penne e le idee. Abbiamo conosciuto colleghi di percorso con i quali scambiare oltre ai sorrisi anche i dubbi e i disagi di questo momento storico e sono nati nuovi progetti di collaborazione che ci hanno fatto tornare a casa più ricchi d’entusiasmo e voglia di fare. Purtroppo non siamo riusciti a vivere il resto del Festival come sarebbe stato bello: troppe conferenze e seminari e tante tante persone a cui provare a spiegare cosa significa AgriCultura Sociale.

Abbiamo scelto di presenziare al Festival per poter raccontare che un altro modo di diffondere la cultura è possibile: partendo dalla terra, dal senso del dono e della solidarietà, scegliendo lo scambio e la condivisione per salvare, proteggere e divulgare i valori rurali dai quali ripartire per arrivare ad una comunità nuovamente sostenibile. Spiegare e veicolare questo messaggio è il nostro obiettivo quando partecipiamo ad eventi come il Festival di Scirarindi. O almeno così abbiamo sempre creduto, ma ieri dopo una lunga chiacchierata con un gruppo di persone interessate al sapone fatto con i fondi di caffè frutto di uno dei nostri laboratori del Buon Senso ci è stato detto: “Ma quante cose sapete! Dovreste farvi pagare per quello che ci avete appena insegnato!” e quando noi abbiamo risposto che l’euro non è l’unico valore che si può scambiare abbiamo notato sguardi come punti di domanda e abbiamo capito che c’è ancora mooooolto lavoro da fare per preparare le persone a partecipare a questi appuntamenti, altrimenti si rischia di essere ricordati solo come “una fiera un po’ strana e disordinata”.

Presso il nostro stand abbiamo allestito un angolino per lo scambio dei semi e in due giorni abbiamo raccolto molte espressioni stupite di fronte al dono: “Ma quindi non devo darvi niente? Sono gratis?” e noi giù a rispondere: “In cambio chiediamo solo che questi semi vengano piantati”.

Ci auguriamo che l’associazione Scirarindi decida di prendere in mano il timone del bellissimo e colorato galeone Festival e dia una bella virata per tornare a navigare in acque serene e vicine al cuore e all’anima delle cose e meno al loro lato commerciale e monetizzato.

Ringraziamo tutti i nostri sostenitori che sono venuti a trovarci: tantissimi e sorridenti, ci avete regalato la voglia di continuare su questa strada, insieme!